Tara Gandhi, Noa, Rita El Khayat, Manuela Dviri per avoicomunicare

Dopo le testimonianze di tre personaggi maschili, Sandro Veronesi, Awich Pollar e Alessandro Cecchi Paone, questa settimana sono quattro voci femminili a condividere con avoicomunicare il messaggio di Science for Peace:

La nipote di Mahatma, già ospite di avoicomunicare, torna a diffondere le sue parole di pace.
In Science for Peace ha visto la volontà di vincere una sfida, quella contro la paura che porta l’uomo a voler dominare sugli altri e, quindi, alle guerre. Questo l’ha spinta ad aderire fiduciosa, come lo era Gandhi, che un mondo senza armi sia possibile e che debbano essere i cittadini ad impegnarsi per ottenerlo.
Guarda il video e i commenti all’intervista di Tara Gandhi

Connessione è la parola chiave per la cantante Noa: tra culture diverse, ma anche tra discipline diverse. La musica, che è la sua arte, e la scienza, che è l’elemento da cui trae origine l’iniziativa della Fondazione Veronesi, sono in realtà molto vicine: entrambe parlano un linguaggio comune, quello della bellezza e delle emozioni, che è anche quello che tutti, nel mondo, da qualsiasi parte provengano, sono in grado di comprendere e di condividere. In una parola, è questo il linguaggio che porta alla pace, proprio perché comprensibile e utilizzabile aldilà delle differenze culturali.
Guarda il video e i commenti all’intervista di Noa

La determinazione emerge dalle parole di Rita El Khayat. Se il desiderio è forte, allora non ci sono ostacoli che reggano di fronte ad esso: per questo l’accademica marocchina ha fiducia nella missione di Science for Peace. Ha aderito all’iniziativa da donna di scienza e da appartenente al mondo arabo, facendone propri gli obiettivi e perseguendoli con “intelligenza e sensibilità”, le parole chiave del motto della sua scuola, e che, secondo lei, accomunano tutti gli uomini.
Guarda il video e i commenti all’intervista di Rita El Khayat

Manuela Dviri porta a Science for Peace il contributo di chi, come lei, ha visto da vicino come nasce e si sviluppa una guerra, e ne ha parlato al mondo attraverso i suoi libri. Ha aderito al movimento perché sente il bisogno di agire e ritiene che la scienza non sia fatta solo di parole, ma di impegni concreti.
Guarda il video e i commenti all’intervista di Manuela Dviri
Tara Gandhi Bhattacharjee nasce a Nuova Delhi il 24 aprile 1934 da Devadas Gandhi, il figlio minore del Mahatma.
Dopo la laurea con lode conseguita in letteratura inglese presso la Miranda House University di Delhi, ottiene un diploma come progettista di interni.
Coltiva nel frattempo anche altre passioni come la musica: suona il sitar, lo strumento a corde classico dell’India.
Si sposa con Jyoti Prasad Battacharjee, direttore del “Food and Agriculture Organisation” (FAO) delle Nazioni Unite, dal quale ha una figlia, Sukanya Bharatram.
Tara Gandhi si dedica all’insegnamento ai bambini pi poveri Hindi (la lingua nazionale indiana) e si impegna a promuovere la cultura indiana e il messaggio gandhiano nel mondo.
Oggi Tara è Vice-Presidente del Kasturba Gandhi National Memorial Trust, centro fondato nel 1945 dal Mahatma e intitolato a sua moglie Kasturba, per aiutare le donne e i bambini più poveri.
Il progetto “Gandhi a Indore”, promosso da Tara Gandhi nel mondo, vuole creare strutture di accoglienza e assistenza sanitaria, per dare la possibilità alle donne di ricevere una preparazione professionale e ai bambini di accedere all’istruzione.
Il centro di Indore è il più importante dell’India e gli aiuti vengono dati senza distinzione di razza e di casta.
Da anni Tara è, inoltre, l’interprete attiva del messaggio del nonno paterno. Un messaggio sempre attualissimo basato sul principio della non-violenza.
Noa, conosciuta in Israele con il suo nome di nascita Achinoam Nini, nasce a Tel-Aviv nel 1969 da genitori di origini yemenite. Trascorre la sua infanzia a New York e ritorna in Israele soltanto a 17 anni. Dopo aver assolto il servizio militare in Israele inizia a studiare musica alla Rimon School dove conosce Gil Dor, una persona che avrà un ruolo importante nella vita dell’artista, diventa infatti, il suo partner musicale.
Le influenze più importanti nella formazione di Noa vengono da artisti degli anni sessanta come Paul Simons, Joni Mitchell e Leonard Cohen.
Noa si dedica allo studio di diversi strumenti: il piano, le percussioni e la chitarra.
I suoi primi due album escono soltanto nel mercato israeliano ma nel 1994 Noa si fa conoscere a tutto il pubblico affermandosi nel panorama musicale internazionale.
Durante la sua lunga carriera, collabora con numerosi artisti tra i quali Eric Serra, Miguel Bosè, Carlos Nunez, Pino Daniele, Zucchero, Sting, Stevie Wonder e Carlos Santana.
L’impegno per promuovere il dialogo nella questione israeliano-palestinese ha visto, in molte occasioni, Noa partecipare attivamente a iniziative per la Pace e a esibirsi di fronte a grandi personalità come il Papa e il Presidente degli USA Bill Clinton.
Oggi Noa vive in Israele con il marito e i suoi due figli.
Rita El Khayat nasce, da madre marocchina e padre per metà andaluso, a Rabat, in Marocco. Qui frequenta le scuole più qualificate di lingua francese, sino ad ottenere la laurea in Medicina.
Ma oltre che in campo medico, Rita si distingue anche come prima speaker donna in Marocco e giornalista per radio, televisione e cinema.
In seguito viene ammessa a un Internato in Psichiatria a Casablanca, ma trovando l’incarico e l’ambiente di lavoro poco stimolante, parte per Parigi dove si specializza in tre campi della Medicina: psichiatria, medicina del lavoro ed ergonomia della medicina spaziale.
Durante il suo soggiorno a Parigi, studia anche l’arabo classico presso la prestigiosa Scuola di Lingue Orientali e proprio in quel periodo inizia la sua attività letteraria che conta, a oggi, ben trenta libri tra cui “La Donna nel mondo Arabo”, “Il Legame” “Cittadine del Mediterraneo” “Il Complesso di Medea, le madri mediterranee” “N-èmica, Lettera aperta all’Occidente” ed altri…
Rita El Khayat, allieva dell’inventore dell’etnopsichiatria George Devereux, si definisce Artista con una visione universalista della vita: una persona che vive, assorbe e poi riflette la vita attraverso i filtri imperfetti delle proprie esperienze.
Già candidata al Premio Nobel per la Pace, ha ricevuto la cittadinanza onoraria italiana conferitale dal Presidente Giorgio Napolitano ed è stata docente presso la Cattedra di Antropologia della Conoscenza e del Sapere, assegnatale dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “G. D’annunzio” di Chieti
Manuela Dviri Vitali Norsa nasce a Padova il 13 gennaio 1949. Si trasferisce in Israele nel 1968. Inizia i suoi studi universitari in Israele e si laurea all’Università Bar-Ilan in Letteratura Comparata, già madre dei primi due figli, Eyal e Michal. Jonathan, il terzo figlio, nascerà nel 1977.
Il 26 febbraio 1998 il figlio minore Jonathan cade in combattimento durante uno scontro con gli Hezbollah in Libano.
Dopo pochi mesi lascia il lavoro all’Istituto di ricerca Weizmann per dedicarsi completamente alla sua personale e dura campagna per la vita e contro la guerra, chiedendo il ritiro dell’esercito israeliano dal territorio libanese. La campagna verrà poi ricordata come quella delle “Quattro Madri”. La campagna contro la guerra in Libano è coronata da successo.
Nel 2000, dopo l’elezione di Ehud Barak a Primo Ministro e il successivo ritiro dell’esercito israeliano dal territorio libanese, Manuela continua a scrivere, ormai professionalmente, e a occuparsi in modo attivo di politica “di base”. Scrive contemporaneamente anche in ebraico, per tre testate israeliane: “Maariv”, “Yediot Aharonot” e “Haaretz”. Pubblica un libro di racconti in ebraico ” Beizà shel shokolad” (L’uovo di cioccolata) e racconti e poesie in varie raccolte. Nel 2001 inizia la sua collaborazione con il “Corriere della Sera”, dove pubblica un “Diario da Tel Aviv”, un diario in cui cerca di descrivere la realtà in cui si trovano a vivere i due popoli durante l’Intifada.
La sua attività nel campo teatrale inizia nel 2002, con Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi. Scrive in collaborazione con Silvano Piccardi una piece teatrale: “Terra di latte e miele”, in cui una donna ebrea-israeliana dialoga e soffre con le sue amiche palestinesi rievocando i fantasmi del suo passato.
Nel 2003 gli articoli del “Diario” del Corriere della Sera vengono raccolti nel libro “La guerra negli occhi”, mentre nel 2004 con “Ponte alle Grazie” pubblica “Una vita nella terra di latte e miele”, la storia di una donna qualunque in tempi difficili. Nel 2007 pubblica tre libri per bambini: “Shalom Omri “, “Salam Ziad ” e “Abir, la bambina che ascoltava con gli occhi “.
Attualmente scrive per alcune testate italiane e in particolare per “Vanity Fair”e la “Gazzetta dello Sport”.
anuela Dviri è stata insignita di molti premi tra cui ” Alta qualità 2002”, “Premio Fumagalli 2003”, “Solidarietà 2004” della città di Pisa, “Solidarity e Pace 2004 “ della città di Cassino, “Sette luglio 1944” della città di Carrara, “Al Servizio degli Ultimi 2006”, e “Peace and Reconciliation Award” del Centro Peres.
Nel 2007 ha ricevuto il premio “Melvin Jones Fellow” del Lions Internazionale e dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere della Stella della Solidarietà.
Oggi Manuela è fiera nonna di cinque bambini. Vive con suo marito, Avraham, a Tel Aviv, poco lontano dal mare.
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